Latte d’asina: la parola alle nonne!

Chiamatela riscoperta delle radici, chiamatelo slow food, chiamatelo ritorno alla natura, il succo rimane lo stesso: sempre più spesso l’adozione di stili di vita di una volta, spazzaie negli anni del boom economico dalla convinzione che i vecchi rimedi fossero, proprio perché naturali, poco efficaci e che e qualsiasi nuovo ritrovato scientifico e industriale fosse la soluzione a tutti i nostri mali. Gli esempi abbondano: dal pomodoro invernale all’elogio dell’automobile alla celebrazione del latte artificiale. Poi scopriamo che la carne a chilometro zero è più buona e inquina di meno di quella argentina, che se preferisco il treno all’auto spendo meno e vivo più felice e che per svezzare i bambini intolleranti al latte di mucca, il latte d’asina è infinitamente meglio del latte artificiale.

E si riscoprono gli alimenti, le abitudini e le consuetudini dei nostri nonni, che si trasformano in preziose fonti di sapere. Come mia nonna, Lidia, un’anziana signora di 86 anni che ha lavorato per più di trent’anni come ostetrica a Bari, alla quale stavo illustrando i vantaggi del latte d’asina quando lei mi interrompe con ferma cortesia -come può fare solo chi ne ha già viste e sentite e non ha bisogno di riassuntini ma vuole andare subito al dunque- e mi dice che conosce benissimo il latte d’asina e le sue proprietà e che ai suoi tempi era all’ordine del giorno.

“Ho lavorato come ostetrica per 35 anni e anche se dopo la Seconda Guerra Mondiale già si usava il latte artificiale, conosco molto bene il latte d’asina perché quando io ero piccola era ancora usato moltissimo anche se gli ospedali già cominciavano a riempirsi di scatoloni di latte Nestlé” mi dice. Poi ricorda: “Quando ero ancora una bambina ricordo che tra le famiglie più povere per svezzare i bambini si usava il latte vaccino diluito con acqua mentre solo i più agiati potevano permettersi di acquistare dai contadini il latte d’asina, che anche allora era raro e costoso, nonostante ci fossero molti più asini di adesso”.

Certo, mi accorgo che l’atteggiamento reverenziale che abbiamo verso tutto ciò che è naturale non era proprio nelle corde di quei tempi quando mia nonna mi racconta di come nella sua famiglia, già relativamente benestante rispetto alla media di quegli anni, una parente nata prematura e svezzata a latte d’asina venisse presa in giro proprio perché allevata con un latte ritenuto un po’ troppo contadino, benché sano ed efficace. Bastava una piccola distrazione o uno sbaglio e subito partiva l’accusa detta sottovoce e sghignazzando “E che vuoi farci, quella è stata allevata a latte d’asino!”.

Eppure, continua a spiegarmi, “Il latte d’asina era comprato dalle famiglie più ricche perché leggero e molto più simile al latte umano. Anche se poi, quando ho incominciato a lavorare come ostetrica subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, il latte artificiale è divenuto di gran moda e quello d’asina è stato messo da parte, considerato sempre di più come una cosa da cafoni, da gente di campagna. E poi è scomparso del tutto, quasi come gli asini”

Per fortuna che da qualche tempo non è più così: gli asini tornano a popolare le cascine, le fattorie e le masserie d’Italia e il latte d’asina è stato riscoperto e rivalutato.

PS. A proposito, alla Piemontesina qualche giorno fa è nata Alessia, una bellissima asinella figlia di mamma Gaia. Finalmente gli asini tornano a moltiplicarsi :-)

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Questa voce è stata scritta da La Piemontesina e pubblicata il 28 aprile 2010 su 09:00. È archiviata in Senza categoria con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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