viottoli di campagna vicino all'Azienda Agricola La Piemontesina

Tutti a zappare la terra

viottoli di campagna vicino all'Azienda Agricola La PiemontesinaDopo anni di indifferenza da parte delle istituzione e del sentire comune, sempre più giovani (e meno giovani) riscoprono l’agricoltura come mezzo di crescita e strumento di vita. Certo, non si tratta dell’agricoltura di una volta, quella ai limiti della sussistenza, che garantiva giusto il minimo indispensabile per la sopravvivenza, ma del piacere di conoscere le proprie radici, della bellezza del chilometro zero,  e dell’amara scoperta che amare il proprio territorio e viverlo fino in fondo è il primo passo per la sua salvaguardia dal dissesto geologico e dall’inquinamento.

Dopo un sistema dissennato delle risorse limitate del territorio italiano (basti pensare che negli ultimi 11 anni in Italia è stata cementificata un’area pari alla superficie dell’Umbria),  sempre più italiani, giovani compresi, rilanciano la propria esistenza, dopo anni passati a inseguire miraggi lavorativi sempre più lontani e irrealizzabili, tornano a guardare alla terra, magari proprio a quel pezzo di terreno dei nonni abbandonato, e riscoprono l’importanza di un rapporto uomo/terra che pensavano ormai relegato ai libri di storia: gli agriturismi sono ormai più di 16.000, gli agriasili stanno (fortunatamente!) spuntando un po’ dappertutto, sempre più famiglie si rendono conto di quanto sia importante nell’educazione dei figli un rapporto corretto con la natura e frequentano sempre di più numerosi centri estivi in campagna, lontano dal caldo asfittico delle città d’agosto. Per non parlare della lenta ma inesorabile riscoperta delle pratiche di una volta, spesso più economiche ed efficienti delle moderne, come l’allevamento di asine da latte.

Eppure ancora moltissimo resta da fare: 7.00 sono gli ettari di terreno coltivabile che ogni anno vengono abbandonati o cambiano destinazione duro (leggi cementificazione) nella sola Emilia-Romagna mentre la superficie agricola utilizzata nel decennio 1990-2000 si è ridotta di quasi 2.000 ettari. Per non parlare del problema del problema delle discariche e del sempre più frequente dissesto idrogeologico. Noi nel nostro piccolo, sentiamo di stare facendo la nostra parte. E voi?

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Questa voce è stata scritta da La Piemontesina e pubblicata il 23 novembre 2010 su 09:00. È archiviata in La Piemontesina con tag , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

2 pensieri su “Tutti a zappare la terra

  1. agersocialslow in ha detto:

    Carissimi imprenditori,
    durante le mie lezioni per l’insediamento in agricoltura parlo della vs esperienza e di giovani urbani ritornati alla terra. L’agriasilo e l’agri-nido possono essere sicuramente delle diversificazioni che in certe località e con il consenso delle autorità sanitarie e degli enti locali, saranno anche un buon sostegno economico. Vorrei però che ci soffermassimo su un’altra categoria ancora: gli anziani, autosufficienti e spesso soli. Magari anche per loro la terra, gli animali, un buon pranzo relazionale a tavola, possono permettere una qualità della vita……meritata. Salutoni

  2. lapiemontesina in ha detto:

    Ciao agersocialslow,
    condividiamo al 100% il tuo punto di vista. Qualche tempo fa, sulla spinta di un bellissimo documentario visto a CinemAmbiente a Torino, avevamo parlato di orti urbani e di come donne e uomini in pensione, che rischiavano di ritrovarsi soli davanti alla tv e sull’orlo della depressione, avevano ritrovato il gusto per la vita, per la socialità, avevano persino scoperto nuovi canali di contatti con i nipoti e i più giovani in generale, proprio attraverso la cura di un orto.

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